Mascia al Sannazaro e al Trianon di Napoli con "La figliata" di Viviani

Di Giuseppe Giorgio

La Figliata, l’opera che meglio di tutte racchiude l’evoluzione drammaturgica di Raffaele Viviani, arriva a Napoli con Nello Mascia, attore e regista, dal 13 al 15 aprile al Teatro Sannazaro e dal 3 al 7 maggio al Trianon. Una drammaturgia che fonde il Viviani popolare degli esordi, dei vicoli e del Varietà con quello della maturità, affrontando tematiche di stampo più proto-borghesi. Altra caratteristica di Viviani, qui esaltata, è l’utilizzo del coro che, come nelle tragedie greche, assume un ruolo da protagonista assoluto fino a stabilire un rapporto di complicità e di identità con lo spettatore. Don Gennaro, ingenuo impiegatuccio, ‘miope al sommo grado’ è la figura centrale dell’opera. Sua moglie ha partorito un figlio concepito con un altro uomo a sua volta ammogliato. In scena con Priscilla Avolio, Maria Basile Scarpetta, Cloris Brosca, Paola Cannatello, Antonella Cioli, Rosaria De Cicco, Valentina Elia, Franco Iavarone, Giuseppe Marramao, Roberto Mascia, Giovanni Mauriello, Matteo Mauriello, Marianna Mercurio, Gennaro Monti, Ciro Olimpio e Francesco Paolantoni, l’inteprete e regista Mascia presenta tutti quegli eroi del mondo di Viviani insieme al loro perenne ed intimo dramma.
Mascia, com’è nata l’idea di presentare La Figliata e chi ha sostenuto questo progetto dedicato al grande Viviani?
“Questo lavoro è prodotto dalla Associazione Comédie Napolitaine nata con Rosaria De Cicco grazie all’idea del presidente della Scabec, Antonio Bottiglieri. È stato lo stesso, grazie al mandato ottenuto dal governatore De Luca, a dare vita a Castellammare di Stabia ad una manifestazione per ridare il giusto merito all’opera di Viviani. Un evento artistico
che appunto, a parte i tanti laboratori, mi ha consentito di allestire lo spettacolo”.

In scena un Viviani diverso dal solito, rispettato dalla regia e dagli interpreti?
“Ho scelto questo testo perché in esso c’è la confluenza del Viviani prima maniera con il Viviani della maturità. Nel rappresentarlo sono rimasto fedele all’autore e quindi all’opera”. Ci può parlare del valore della commedia e del don Gennaro da lei impersonato?
“Una commedia che sviluppa un divertimento totale e che poi di colpo diventa terribilmente drammatica. Don Gennaro è il personaggio centrale che io impersono rispettando autore e testo. Lo ricordo interpretato da Enzo Cannavale al Teatro Sannazaro in quella che fu l’ultima commedia presentata da Luisa Conte prima della scomparsa”.

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